2013 · Riqualificazione del centro di Lanzada (So)

Quarto premio
  • con arch. Cristina Carozzi
  • consulenti: ing. R. Aceti, Ing. C.Ascoli e Ing. D.Bellocchio (Varesecontrolli srl)
  • collaboratori: arch. Davide Proverbio, Cristiano Curaggi

Il progetto prende le mosse dall’osservazione e dall’analisi del territorio di Lanzada e della Valmalenco, a partire dalla sua orografia, dal paesaggio, e dalle tipologie abitative della tradizione costruttiva montana.  Attualmente gli edifici pubblici esistenti nell’area, quali la Scuola Primaria, il Municipio, il Museo Mineralogico e le Sale per Associazioni, non affacciano su uno spazio pubblico vero e proprio. Il progetto si pone quindi l’obiettivo di definire un ampio spazio pubblico in posizione baricentrica rispetto al borgo, che diventi piazza e quindi luogo di incontro per tutti gli abitanti, sul quale affacciano i principali edifici Pubblici ognuno ridefinito nel proprio ruolo (La Scuola Primaria, Il Municipio, e il Centro civico annesso al Museo Mineralogico), ad una quota intermedia tra le vie San Giovanni e Palù, le principali arterie di Lanzada. Visti nel complesso gli edifici pubblici, così riorganizzati e rinnovati, si rendono riconoscibili e spiccano quasi come tre frammenti di una “rocca immaginaria” (che allude alle rocche e ai bellissimi castelli della Valtelllina) della quale incarnano le tipologie principali: la Scuola è il “Palazzo”, il Municipio è la “torre”, il Centro civico è il “bastione”.  Per quanto riguarda il materiale di rivestimento per le facciate, soprattutto nei fronti con aperture più piccole e rade rivolti a monte, si prevedono lastre in serpentino grigio-verde della Valmalenco, pietra ricavata in loco.  Per il resto è previsto il rivestimento a doghe o pannelli di legno. Il volume vitreo e appuntito della nuova sala di lettura della Biblioteca, le testate dei corpi di fabbrica della nuova Scuola e le finestrature continue delle aule presentano specchiature di colore verde trasparente, un richiamo al bellissimo  cristallo “verde demantoide” della Valmalenco. Come se l’architettura fosse un’ interpretazione macroscopica della geologia della montagna, costituità cioè da grossi “blocchi minerali” impreziositi da cristalli e gemme verdi incastonate.

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